ACCORDI INTERCONFEDERALI E RSU ALTRO CHE DEMOCRAZIA!

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ACCORDI INTERCONFEDERALI E RSU
ALTRO CHE DEMOCRAZIA!
Si escludono i lavoratori dalle decisioni imbavagliandoli ed immobilizzandoli



 


Tante sono le sigle che, nel corso di questi anni, hanno affermato di aver sottoscritto ogni tipo di accordo (aziendale, nazionale e confederale) per spirito di servizio, a “tutela” di lavoratrici e lavoratori: i risultati sono sotto gli occhi di tutte/i.

 

Fatta questa indispensabile premessa, torniamo a chiarire le motivazioni che guidano le scelte della CUB, in materia di contrattazione e di accordi aziendali, nazionali ed interconfederali:

  • IL NOSTRO STATUTO– al punto 2 dell’art.3, afferma” (la CUB) “…fonda la sua azione sulla contrattazione a tutti i livelli e sul conflitto come mezzo di regolazione democratica degli interessi diversi presenti nella nostra società.” Il nostro agire è in armonia con il nostro statuto, poiché siamo fermamente convinti che il conflitto sia uno strumento di democrazia e di tutela di chi lavora e che nessun accordo e/o contratto può essere sottoscritto se è a danno delle lavoratrici e dei lavoratori;

 

  • NO ALlo scambio Agibilità sindacali-sottoscrizione degli accordi – Dopo il referendum del 1995, le agibilità sindacali, previste dallo Statuto dei Lavoratori (diritto di nominare le proprie rappresentanze sindacali-RSA-, indire le assemblee nei luoghi di lavoro, permessi sindacali, partecipazione alle trattative e trattenute sindacali in busta paga) sono state attribuite ai soli firmatari dei contratti nazionali e/o aziendali. Da quell’evento si è intensificato il ricatto e molte sigle sindacali, per mantenere i propri diritti, hanno sottoscritto ogni tipo di accordo. Solo nel 2013, con la sentenza della Corte Costituzionale n.231, su causa promossa dalla FIOM, è stata dichiarata l’incostituzionalità del comma 1 B dell’art.19. dello Statuto, estendendo la possibilità della costituzione di proprie RSA anche alle organizzazioni che, in virtù della propria diffusa rappresentanza, abbiano partecipato alle trattative. La Corte Costituzionale, per le sue attribuzioni, poteva solo dichiarare l’incostituzionale del comma, compito della politica sarebbe stato quello di intervenire legislativamente per adeguarsi ai rilievi costituzionali mossi dalla Corte. Questo intervento non c’è stato, per volontà politica e per l’opposizione delle associazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio, ecc.) e di CGIL-CISL-UIL che hanno scelto di perseguire la via degli accordi interconfederali, tracciata dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011.

 

  • LA NOSTRA SCELTA DI NON ACCETTARE I RICATTI ha comportato difficoltà e sacrifici per i nostri delegati/e, che hanno dovuto svolgere l’attività senza permessi e senza agibilità sindacali, allo stesso tempo, però, DIMOSTRA che è possibile svolgere attività sindacale anche senza accettare il ricatto della sottoscrizione di accordi/contratti a perdere per i lavoratori. A chi ci accusa d’inefficacia, possiamo rispondere, in tutta tranquillità e con orgoglio, di non aver nociuto a nessuno/a, e con i risultati sotto gli occhi di tutte/i, ci sembra un merito non da poco.

 

  • GLI ACCORDI INTERCONFEDERALI (sono accordi di valenza generale stipulati tra CGIL-CISL-UIL e le associazioni datoriali e tendono a dettare le regole delle relazioni sindacali. Non hanno valenza di legge, spesso, però, sono utilizzati dalla Magistratura come riferimenti importanti). In questi anni, dal 2011 a oggi, in corrispondenza di un declino d’iscritti e di ruolo delle associazioni sindacali e datoriali storiche, si è avuta l’intensificazione della produzione di accordi interconfederali (6 in 7 anni) che, in nome di presunte regole sulla contrattazione e sulla rappresentanza, limitano la possibilità dello svolgimento dell’azione sindacale nei luoghi di lavoro, l’esercizio del diritto di sciopero, contribuiscono a falcidiare le retribuzioni e a demolire ulteriormente gli istituti sociali pubblici ancora esistenti (in particolare quelli previdenziali, sanitari). Gli accordi interconfederali sono stati utilizzati per realizzare tutto ciò: impedendo ogni forma di dissenso organizzato. SOPRATTUTTO ERIGERE ULTERIORI NUOVI MURI NEI CONFRONTI DI CHI NON LI FIRMA.

 

  • L’ESIGENZA DELL’ESIGIBILITÀ DEI CONTRATTI E’ una delle tante balle argomentate da chi ha scritto L’ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 10 GENNAIO 2014 (il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza ) e da quanti l’hanno sottoscritto successivamente (purtroppo anche sigle sindacali di base e quasi tutte quelle autonome). In realtà, in tutti questi anni l’esigibilità dei contratti, pur non essendo definita per legge, a causa della mancata volontà dei sindacati di sottoporsi a registrazione, come invece come ipotizzato all’articolo 39 della Costituzione, ha avuto i suoi effetti per il semplice fatto che, se non c’è contrasto diretto dai soggetti interessati dagli accordi sottoscritti (ad es. raccolta firme dei lavoratori!), di fatto, questi, vigono per tutti. Quello che si voluto ottenere con il Testo Unico sulla Rappresentanza è impedire ogni forma di dissenso organizzato alle intese sottoscritte: NON SOLO DEBBONO ESSERE ESIGIBILI GLI ACCORDI MA VA PUNITA OGNI AZIONE DI CONTRASTO.

 

  • LE RSU DIVENGONO UN INUTILE STRUMENTO PER I LAVORATORI Se una O.S. vuole indire e/o partecipare all’elezione delle RSU con una propria lista è necessario che sottoscriva, non solo gli Accordi Interconfederali del 2011 e 2013 ma anche l’Accordo Interconfederale del 10.1.2014 (il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza) che espressamente vieta ai firmatari di scioperare e mobilitarsi contro le intese validate dalla maggioranza delle RSU stesse: un altro modo per ingabbiare il dissenso e togliere protagonismo e incisività alle rivendicazioni delle categorie. Chi sbandiera le RSU come fosse lo strumento per assicurare protagonismo ai lavoratori mente sapendo di mentire: le possono eleggere solo le sigle sindacali che hanno accettato l’insieme di regole e regolette che vanificano ogni possibile alternatività d’azione degli eletti, costretti a “muoversi” all’interno di un recinto definito da datori di lavoro e CgilCislUil. Ogni azione di contrasto organizzata dalle OO.SS. firmatarie del Testo Unico è punibile con sanzioni per i sindacati stessi e per i lavoratori che aderiscono. MEGLIO RESTARE LIBERI E NON LASCIARSI IMBAVAGLIARE PER UN PUGNO DI ORE DI PERMESSI SINDACALI.

Non pretendiamo che le nostre idee e le nostre strategie siano le sole giuste e/o efficaci, siamo certi, però, che le scorciatoie di comodo non risolvono i problemi, così come siamo convinti che scenari diversi saranno possibili solo con la partecipazione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori.

In Alitalia nel 2008, 10.000 licenziamenti, 2251 nel 2014 e 1600 “eccedenze” nel 2017 gestite con la Cigs.Si… ma tutti accordi firmati per spirito di servizio e con tanta sofferenza.

 

 

Chi volesse ulteriori approfondimenti sulla materia, troverà accordi e commenti sul sito www.cubregionelazio.it nella sezione documenti utili.



 



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