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Sezione dedicata alle direttive e norme europee emesse dalla Comunitá Europea ed Easa. .

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Gentili associati,

La sentenza sui riposi movibili è stata una vittoria tanto importante quanto emblematica. Oltre a restituire dignità ai dipendenti, sancisce anche la fine di atteggiamenti “furbetti” attraverso i quali si aggirano ed eludono le leggi promulgate a tutela dei lavoratori. Che la sentenza faccia paura, lo dimostrano sia l’imbarazzante silenzio dei sindacati, sia il comunicato altrettanto imbarazzante emanato nei giorni scorsi dall’azienda, farcito di inesattezze e falsità (si pensi solo all’affermazione palesemente falsa che la sentenza non è esecutiva… Codice civile alla mano, tutte le sentenze emesse in sede civile lo sono! Sono provvisorie solo nel senso che – ovviamente – si tratta di una sentenza di primo grado avverso la quale la CAI potrebbe ricorrere in appello).

Occorre però fare due riflessioni.

In primo luogo, è giusto che per ottenere una vittoria di questa portata si debba esporre un singolo, con tutte le conseguenze che ne derivano? E se avesse perso?

In secondo luogo, bisogna considerare che Davide da solo non avrebbe mai potuto sconfiggere Golia, perché le forze in gioco erano troppo sbilanciate. Anche volendo considerare solo l’aspetto economico, le spese erano di tale entità che chiunque avrebbe desistito fin dai primi giorni.

Fondamentale, dunque, si è rivelato l’intervento collaborativo delle tre associazioni che hanno sostenuto questa battaglia: FamilyWay, centoxcentoA/V ed APU.

Da questa esperienza è nata l’idea di convogliare in modo sinergico queste tre forze in un unico Comitato, un ente giuridico che possa, attraverso la figura di un legale, vigilare sull’operato dell’azienda ed intervenire prontamente affinché risponda in sede legale dei tanti illeciti e delle tante storture e prevaricazioni di cui siamo testimoni nel quotidiano della nostra attività lavorativa.

E questo, i sindacati, non lo potranno mai fare. Per il semplice motivo che hanno sottoscritto, (e chi non ha sottoscritto vi ha comunque aderito) tutte le clausole contrattuali che ora gravano sui lavoratori come macigni.

Dell’operato di questo comitato sono garanti le tre associazioni che lo sostengono e lo compongono, ed il sito assistentidivolo.org, che hanno dimostrato nei fatti di aver sempre agito con la massima trasparenza, senza secondi fini, commistioni o tornaconti, e di essersi sempre finanziati esclusivamente con le quote volontarie dei propri associati.

Dunque…

Benvenuto ACC! Questo il nome del neo-costituito comitato: Air Crew Committee.

Il presidente del Comitato è il collega Roberto Valenti, mai riassorbito in CAI per essersi macchiato del crimine di aver ospitato una troupe di AnnoZero ai tempi del fallimento pilotato di Alitalia/LAI. Figura di estremo rilievo e di alto profilo, riceve i nostri più sinceri auguri per questo importante incarico.

Vi invitiamo calorosamente, dunque, a voler visitare il sito di ACC all’indirizzo aircrew.it e di prendere visione del manifesto pubblicato nella sezione “Chi siamo”. Inoltre, ci permettiamo di suggerirvi di supportare questa iniziativa, che ci sembra l’unica vera opportunità per risollevare le condizioni nelle quali le varie parti in causa ci hanno trascinati.
La quota d’iscrizione è di 100€ l’anno se versati in un’unica soluzione, oppure 120€ se rateizzati mensilmente. L’esperienza di FamilyWay, la cui quota associativa – come ben sapete – è di appena 5€ l’anno, ci ha insegnato che con introiti così bassi si coprono appena, seppure, le spese vive (mantenimento del sito, conto bancario e poco altro). Tutte le altre spese sono state sostenute ricorrendo alle risorse dei singoli (cioè, di tasca nostra…). Ma è ovvio che per poter affrontare spese legali come quelle che si sono sostenute per la sentenza sui riposi movibili, bisogna poter contare su basi più solide.

I sindacati hanno subìto, nel corso di questi ultimi anni, una lenta ma irreversibile trasformazione, e – in particolare modo nel trasporto aereo, e ancor di più in Alitalia – hanno dimostrato di non poter e non voler cambiare alcunché, al di là delle tante parole con cui cercano di irretire i colleghi al solo scopo di ottenere la loro quota mensile. Non hanno armi, e le poche che ancora avrebbero non le usano, per non infastidire chi, di fatto, muove i loro fili a proprio piacimento.

Non rimane, dunque, che prendere atto del loro fallimento e di tentare strade diverse, mettendo finalmente il datore di lavoro davanti alle sue responsabilità, senza scorciatoie. Spalle al muro, senza se e senza ma.

In questa direzione, ancora una volta… Benvenuto ACC!

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