Comunicato Stampa – Riposi Movibili

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Ci sono sentenze che modificano di fatto un percorso collettivo.

Tali sentenze, in verità sempre più lunghe da ottenere e sempre più esposte al gioco della disparità di possibilità che le grandi   aziende hanno di   fronte ai   piccoli   ricorrenti   lavoratori   dipendenti,   subentrano a   normare situazioni oggettivamente e palesemente “incredibili” da comprendere, che tuttavia molto spesso vengono tranquillamente “licenziate” dagli effetti delle contrattazioni sindacali/aziendali.

Non deve dunque sorprendere che, una volta tanto, una figura normativa basilare come quella del riposo sia stata oggetto, nella sentenza 444 del 2015 emessa dal tribunale di Civitavecchia, di una decisione radicale da parte di un giudice.

Una decisione che tuttavia di radicale ha solo gli effetti della sua portata, visto che la logica già diceva da tempo che tale applicazione normativa espressamente prevista da un contratto macchinoso e deliberatamente fantasioso, era assolutamente improponibile dal punto di vista prettamente “legale”.

Un’illegalità, sia chiaro di tipo normativo, che contrasta evidentemente con le numerose e reiterate richieste da parte di Alitalia di “allontanamento” del personale navigante di cabina e di condotta per motivi dapprima di meri esuberi (2008, 1034 cassintegrati in un sol colpo comprensivi del personale di terra), e successivamente sottoforma di solidarietà espansiva, inclusiva etc etc.

Morale della favola? Quei fortunati che sono riusciti a “mantenere” il posto di lavoro sono costretti dalla norma in questione decisa a tavolino con l’assenso delle parti sindacali a “rinunciare” non volutamente a qualcuno dei propri riposi qualora l’azienda chiami su ordinazione e senza alcuna ragione documentata affermi di essere in dovere di coprire eventuali mancanze di altro personale dovute a fattori personali o ambientali (ritardi, cancellazioni, maltempo, malattie etc) proprio con il TUO preciso riposo, quello che ti serviva per recuperare le energie magari dopo un volo di quattrodici ore, o quello in cui avevi una visita prevista da un medico, od ancora quello in cui semplicemente avevi previsto di fare una gita fuori porta con i tuoi figli.

Da una parte si rinuncia al personale che si dichiara in esubero, dall’altra si richiede al personale di essere SEMPRE disponibile, un vero e proprio chiodo fisso, che alla fine dei conti non fa più tornare il conto generale: quello del corretto rapporto di lavoro tra dipendente ed azienda. Ossia quello che ormai sempre più prepotentemente nel silenzio sindacale viene spesso lanciato come un dardo contro al lavoratore con elargizioni a mani giunte di ammende e sanzioni disciplinari.

Finalmente una sentenza di un giudice della Repubblica Italiana fa trasparire un leggero filo di luce in una situazione che di buio ormai ne vedeva da oltre dieci anni. E’ ridicolo ed anche un pochino triste che un lavoratore debba rivolgersi ad un giudice per vedersi tutelare dal punto di vista lavorativo, ma è altrettanto palese che ormai i destinatari della propria difesa viaggino su altri lidi e siano occupati da altre faccende. Certamente non quella dei riposi movibili. Ecco, per una volta tanto il riposo che dovranno spostare questa volta è il proprio. Che li vedrà costretti a rimettersi seduti per normare nuovamente qualcosa che, almeno fino al momento della decisione in corte d’appello, oggi vede essere fuori legge quanto deciso nei tavoli di negoziazione contrattuale.

Perché ciò che preme sottolineare non è tanto l’annullamento della sanzione disciplinare, bensì quanto il Giudice scrive, ossia la “nullità della clausola collettiva in quanto contrastante con la normativa nazionale attuativa di principi comunitari”.

 

Il Presidente di ACC Roberto Valenti

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